Un'altro non è tollerabile. Un altro.

  • Sul Corriere della sera di qualche giorno fa ho trovato un articolo interessante perché di scuse. Per questo davvero tenero, quasi non usa più scusarsi. L'autore Paolo Di Stefano, di cui Itinerari di lettura ha letto Nel cuore che ti cerca, faceva ammenda per un errore di italiano nel bel mezzo di un articolo che parlava proprio della lingua italiana. Parlava, nello specifico, degli strafalcioni di cui sapientemente Dante, Boccaccio, Leopardi e altri hanno macchiato il proprio curriculum in saecula saeculorum. Il malcapitato Di Stefano, e per lui anche la direzione del giornale, ha ricevuto messaggi deprecabili. Un'altro non è tollerabile, questo infatti il misfatto. Chissà qual è la Nemesi che ha atteso il povero Di Stefano. L'articolo, quello di ammenda, concludeva che nonostante tutto la lingua italiana gode di buona salute. Non lo so. Ancora qualche giorno fa ho letto un breve capolavoro, Il silenzio del mare di Vercors. Credo che molta parte di questo appellativo sia dovuto, per noi Italiani, alla traduzione di Natalia Ginzburg. Si legge ancora un italiano integro. Quello che si cercava di insegnare a generazioni dialettali. Ora il dialetto non lo sa parlare quasi più nessuno, ma non si può non riconoscere quanto sia vituperato l'italiano. Dagli inglesismi soprattutto che fanno radical chic perché proprio non riusciamo a dire borghese, e che pretendono di permeare persino vite semplici e contadine. Un po' dalla sgrammaticatura corrente, complice la rete e questo mondo veloce, velocissimo. Da geroglifici volgari, o codici fiscali di parole. Ha ragione Valerio Varesi quando sostiene che un po' accademici della Crusca bisogna essere, ergersi paladini della nostra lingua. Difenderla. Nel suo ultimo libro Il commissario Soneri e la strategia della lucertola la scrittura è talmente chiara, talmente bella che, assieme alla moralità del personaggio, assume funzione curativa dei fatti che si raccontano e che asfissiano la mente.

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