Vita

  • Stop.

    Quel Natale con le stelle cadenti e l'abito nero che non hai ancora visto,

    senza determinazione,

    la gonna dei diciotto anni mentre un fulmine mi colse fatina urbana

    di un sogno che mi sta svegliando.

    Ingrano la prima, è verde.

     

    Aver commentato il video di Vincenzo mi ha fatto tornare in mente un breve pensiero che buttai su carta ferma ad un semaforo di Strada Maggiore nel novembre 2009.

    Ero uscita da un colloquio di lavoro dove mi ero presentata in jeans e scarpe da tennis, e una giacca nera a smorzare. Anche il tipo che mi selezionava aveva delle tennis sotto un abito completamente nero. La conversazione durava da un po' quando mi guardò i piedi emettendo un giudizio feroce. Ero senza determinazione, non ci tenevo a vendermi, non sapevo vendermi. Infatti non sono in vendita, la mia risposta asettica. Feci per andarmene e me ne andai. E scoppiai in lacrime appena fuori, avevo proprio bisogno di un nuovo lavoro, la libreria andava male. Due giorni dopo ricevo una telefonata per un nuovo colloquio, non dall'uomo nero. Mi presento allo stesso modo. Massimo e Fausto mi squadrano, parlano poco. Massimo è altissimo, accidenti a me, penso, e al mio rifiuto per i tacchi. 

    Oggi con Massimo e Fausto ci lavoro da due anni e il 20 novembre 2010 hanno brindato all'anno prima quando avevano incontrato la Vita ( come usa dire quassù ).

    Dall'uomo nero, qualche giorno dopo, ho ricevuto la più bella mail che potessi ricevere da uno sconosciuto.  

     

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