per non dimenticare il 2 agosto 1980

  • Come ogni anno, anche stavolta  sono andata in stazione per onorare il ricordo delle vittime, dei feriti, delle famiglie coinvolte dallo scoppio della bomba il 2 agosto 1980. E sono andata per chiedere anch'io, anzi esigere la verità sui nomi dei mandanti. Ho sempre voluto esserci e continuerò fino alla verità. Forse tutta la vita che mi resta non basterà. La piazza davanti alla stazione era piena, bandiere e stendardi così numerosi da diventare quasi un gigantesco ombrello a proteggere  tante teste esposte al sole cocente. Io, invece, ero defilata, protetta dall'ombra del portico che guarda la stazione, la bici appoggiata alla colonna. Il portico pieno di persone già ferme lì da tempo e tante altre che continuavano ad arrivare, da sole, in compagnia, con carrozzine, passeggini e cani al guinzaglio. Inevitabile e piacevole il ritrovarsi di gente che magari non si vedeva proprio dall'anno scorso. Abbracci, strette di mano e le domande di rito per ricucire il silenzio di mesi. Poi Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione familiari vittime della strage alla stazione di Bologna, ha cominciato il suo intervento. Una bella voce limpida, appassionata,  determinata. Informazioni troppo importanti, da non perdere. E invece le persone che si erano fatte festa fino a quel momento hanno continuato a  chiacchierare ridacchiando rumorosamente. E chi stava accanto non li richiamava al silenzio, non si scandalizzava. Mi sono girata verso di loro più volte, qualcun altro lo ha fatto con me, abbiamo sperato, non potevamo credere che continuassero tutto il tempo dell'intervento di Bolognesi, rendendo difficoltoso l'ascolto a chi non faceva parte della combriccola. Abbiamo aspettato, mentre i minuti passavano. E si è arrivati alle 10.25, i tre fischi dalla stazione e il minuto di silenzio. Solo allora hanno taciuto. Quasi tutti. Un uomo corpulento e sudato che passava sotto il portico  e parlava a voce alta al telefonino è stato avvisato, ci ha messo un po' a capire che attorno a lui c'era silenzio e a ricordarsi il perché. Il saluto all'interlocutore è stato fatto ancora a voce piena, come a rivendicarne il diritto, commemorazione del cavolo! Ho provato sentimenti violenti e desolante sconforto. Che tanta gente si viva il 2 agosto come occasione di rimpatriata, mentre forse lì accanto  sta in silenzio, con il proprio dolore, chi ha perso qualcuno o porta sul proprio corpo le ferite da 34 anni mi è insopportabile e mi verrebbe da urlare tutto lo schifo che provo. Mi prenderebbero per pazza e continuerebbero a ridere. Una cosa devo proprio dirla, con una sorta di debolissima speranza che cerca di farsi strada: tra quella gente non erano ragazze e ragazzi a fare schiamazzo. Erano tutti signore e signori ben vestiti.

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  • Vita Marinelli
    Vita Marinelli 'Il dolore degli altri è sempre un dolore a metà', cantava De André. Un dolore che può ancora ferirsi dal vociare o dall'attenzione mediatica distorta o dalle assenze. Peccato. Grazie per la debolissima speranza. Sono stufa di giovani che vogliono...  more
    August 2, 2014
  • Maria Paoloni
    Maria Paoloni Ci sono di sicuro vecchi da rottamare e giovani stupidi e maleducati. La banalità delle generalizzazioni, però, fa danni pesanti, accresce le distanze generazionali, allarga i baratri dei pregiudizi, mentre basterebbe così poco per aiutarsi tutti ad...  more
    August 2, 2014 - 1 likes this